Preghiera dell’Incontro nello Spazio del Trauma
Davanti al trauma del tumore, che frantuma l’identità e spoglia l’essere umano di ogni certezza, la terapia non può essere lo spazio della separazione, ma deve farsi grembo dell’accoglienza e della sintonizzazione profonda.
la Preghiera dell’Incontro nello Spazio del Trauma, un manifesto di presenza consapevole in cui il linguaggio si spoglia di ogni tecnicismo per farsi puro strumento di risonanza e di cura:
«Io non sono qui per curare solo un corpo, e tu non sei qui per essere solo una diagnosi.
Io sono qui per abitare con te lo spazio del tuo trauma, e tu sei qui per permettermi di sfiorarlo.
Se nel buio della paura le nostre parole si intrecciano, noi non saremo più soli.
Io metto a disposizione la mia presenza, tu metti a disposizione la tua vulnerabilità.
Non camminerò davanti a te per guidarti, né dietro di te per seguirti; camminerò al tuo fianco, perché nel territorio del dolore siamo anime uguali. E se l’incontro avviene, la parola diventa farmaco e il cambiamento prende forma.»
Nello spazio sacro della psico-oncologia, la parola del terapeuta rinuncia alla pretesa della direttività per farsi “ponte” e “specchio”. L’incontro non è una possibilità fortuita, ma una promessa etica e clinica.
Accettando di abitare il trauma insieme alla persona, senza difese e con assoluta consapevolezza linguistica, lo psicologo restituisce alla stessa a la dignità del proprio vissuto e la libertà di risorgere dalle ceneri della diagnosi, scoprendo che la guarigione psicologica non coincide con la scomparsa del male, ma con la nascita di una nuova, fiera e incrollabile narrazione di sé.

